Da pochi giorni sono finalmente finiti gli esami di Stato che verranno ricordati per la gaffe che il Ministero dell’Istruzione ha commesso nella redazione della traccia di italiano. La poesia “Ossi di seppia” sarebbe presa a spunto per sottolineare "il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile", ma gli esperti la ritengono dedicata a un ballerino russo e dunque un uomo.
Ma messa da parte questa piccola parentesi circa mezzo milione di studenti italiani hanno affrontato l’ultimo traguardo che li vede allontanarsi dalla scuola dell’obbligo ed avvicinarsi al mondo del lavoro o alla difficile scelta del corso universitario da frequentare negli anni successivi.
La scelta si diceva è difficile, in seguito alla riforma universitaria del 1999, e l’istituzione della formula 3+2 e delle ormai famose lauree brevi si sono moltiplicati i corsi di laurea.
C'è il corso di studio in "Scienze sociali per lo sviluppo e la pace" e quello che specializza nella "schedatura del verde urbano". C'è la laurea che prepara in "Turismo alpino" e quella che educa alla "Teoria delle forme". Ci sono studenti che dovrebbero applicarsi allo studio di "Scienze equine" con tanto di corsi di equitazione in centri convenzionati. E corsi di laurea che promettono di formare in "Tecnologie del fitness".
Ma le lauree brevi hanno portato un effettivo miglioramento rispetto al vecchio sistema universitario? Siamo proprio sicuri che sia questa la strada giusta da seguire per l’Università italiana? È diventato realmente più semplice per i “dottorini” (i laureati dopo 3 anni) entrare da subito nel mondo del lavoro?
Come si vede tante sono le domande a cui bisogna dare una risposta, lo facciamo con l’aiuto dell’indagine 2007 sul profilo occupazionale dei laureati sviluppata da AlmaLaurea, il consorzio che riunisce quasi tutte le università del Paese.
Ripartiamo dunque dalle domande che ci eravamo posti. A nove anni dalla riforma universitaria, la "laurea breve" ha mantenuto le sue promesse?
Alcune, senz’altro: la riforma universitaria, introdotta con il decreto ministeriale 509 del 1999, è entrata a regime nell'anno accademico 2001/02. Cosa prevede? Un corso di laurea triennale, terminato il quale, lo studente può proseguire per altri due anni e ottenere la laurea specialistica. Obiettivo della riforma abbassare l'età dei laureati (28/30 anni, rispetto a una media Ue di 21), limitare i fuori-corso e porre un freno all'abbandono anticipato degli studi.
Obiettivo in gran parte centrato. Nell'anno accademico 2007/2008 gli iscritti ai corsi di laurea triennale sono stati un milione e 137mila: un dato pressoché stabile nel corso degli anni. Gli studenti sono in maggioranza donne (622mila), concentrati per lo più nel Nord Italia (circa 440mila studenti). Sono diminuiti poi coloro che abbandonano gli studi, tra il primo e il secondo anno lo ha fatto il 12,6% nel 2006/07 (erano oltre il 20% nell'anno accademico 2004/05). E ancora: oltre uno studente su tre (il 34,8%) si laurea regolarmente, mentre il 40,6% si laurea con solo un anno di ritardo. Anche qui la laurea breve sembra aver davvero funzionato, se si pensa che prima della riforma del '99 gli studenti in regola con i corsi erano meno del 10%.
Ma veniamo adesso alle note dolenti. Ciò che è mancato è una piena armonizzazione tra università e mondo del lavoro. Basta guardare i numeri: secondo l'indagine AlmaLaurea 2007 effettuata su 45 università italiane oltre il 63% degli studenti, terminati i tre anni, decide di iscriversi alla laurea specialistica. Solo così, infatti, può accedere a tutti gli albi professionali, partecipare ai concorsi pubblici ed essere preso in considerazione da ogni azienda. Tra chi si accontenta della laurea breve, solo il 27,4% trova lavoro, il 10% è disoccupato.
Grandi differenze si registrano poi tra i diversi corsi di laurea. Le aree più critiche? I laureati triennali in geologia che per esercitare hanno bisogno del titolo di secondo livello. Gli psicologi, che senza la specialistica non possono iscriversi all'albo. I laureati in lettere, che senza il biennio non possono insegnare. Gli ingegneri, anche se per loro è previsto un albo differenziato tra lauree brevi e specialistiche. Vi è poi il caso di Medicina, con un boom di "laureati brevi" che lavorano: ben il 94,1%. «Ma attenzione - avverte Andrea Cammelli, docente a Bologna e direttore del consorzio AlmaLaurea - in questo caso parliamo dei laureati nelle professioni sanitarie, diversi dunque dai medici tradizionali: sono per lo più persone con diplomi sanitari già acquisiti e che già lavoravano». Cammelli invita comunque alla cautela, perché «siamo di fronte a un'indagine solo a un anno dalla laurea, per questo non è facile fotografare la vera risposta del mondo del lavoro alle lauree brevi». E poi, «non va dimenticato che la riforma ha aumentato il numero degli studenti regolari e diminuito gli abbandoni, peccato solo che abbia anche drasticamente ridotto le esperienze di studio all'estero».
Facendo quindi un bilancio della situazione se è vero che la riforma ha avuto successo per quanto riguarda la percentuale degli abbandoni e l’abbassamento dell’età dei laureati, lo stesso non si può dire però per l’ingresso nel mondo del lavoro dei neo-dottori. È questo il nodo davvero cruciale. Se non si garantisce una reale integrazione tra università ed aziende del lavoro a cosa serve laurearsi in fretta se poi si deve perdere altro tempo posteggiati in bar, ristoranti o call center nell’attesa che il lavoro per cui si è studiato arrivi? Questo è la vera urgenza a cui una riforma universitaria dovrebbe mettere mano.
Alla fine di queste pagine ancora tanti, troppi, punti interrogativi…e non ci resta che concludere con: ai posteri l’ardua sentenza!
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lunedì 23 giugno 2008
sabato 21 giugno 2008
Fenomeno immigrazione: a Perugia si è scelto il dialogo e la partecipazione
Grande attenzione viene data da qualche tempo in Italia al fenomeno dell’immigrazione di persone provenienti dai paesi extra-europei. Le cronache di tutti i giorni ci parlano di stranieri che delinquono, che sono invischiati in traffici poco leciti, si è venuta a creare una sorta di psicosi collettiva che di certo non aiuta a migliorare la situazione.
Sembra quasi che tutti gli stranieri presenti sul territorio italiano siano persone che vengano “da noi” con l’intenzione di creare problemi.
La realtà è che se è sotto gli occhi di tutti che ci sono sacche di criminalità diffusa tra gli stranieri e pur sempre vero che la stragrande maggioranza degli immigrati che hanno scelto l’Italia, per le più svariate ragioni, come patria adottiva lavora e fa sacrifici per riuscire ad integrarsi in un Paese che gli offre la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita a differenza del proprio Paese d’origine.
Mentre il governo centrale, con il cosiddetto pacchetto sicurezza, sta cercando di mettere mano ad una questione che è avvertita, oggi, come di massima importanza, a Perugia da qualche anno si è imboccata la strada dell’integrazione degli immigrati per mezzo del coinvolgimento e la partecipazione alla vita politico-sociale della città.
Sono circa 80mila gli immigrati regolari che, secondo le stime dell’ultimo Dossier Caritas/Migrantes, vivono in Umbria, quasi il 9 per cento della popolazione totale, il 2,7 per cento in più rispetto al dato nazionale.
Proprio per rispondere alle problematiche che emergono alla luce di questa massiccia presenza di stranieri, da circa un anno e mezzo, il Comune di Perugia, grazie anche all’aiuto della diverse comunità di stranieri presenti sul territorio, ha istituito la “Consulta cittadina per la rappresentanza delle Comunità straniere”.
La Consulta con sede nel centro storico di Perugia in via Imbriani 2, il cui presidente è il marocchino Mustapha El Azzab, nata il 9 settembre 2006, come si legge nel regolamento della stessa, “ha come finalità l’informazione e il coordinamento delle realtà cittadine attive nel settore; la funzione consultiva in quanto sede privilegiata di confronto tra Comune e società civile; la funzione propositiva in quanto partecipa attivamente alla definizione delle strategie, priorità, obiettivi e strumenti attuativi relativi ai programmi di contenuto multietnico e interculturale dell’intera amministrazione”.
La Consulta è un atto di fiducia nel dialogo, nella convivenza civile e nell’arricchimento delle reciproche esperienze, nella possibilità di una crescita comune, in una realtà come quella perugina che in futuro sarà naturalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto fin ora.
Il passo successivo è stata l’iniziativa, promossa sempre dal Comune, di inserire all’interno del Consiglio Comunale due consiglieri aggiunti, eletti tra la comunità di stranieri residenti nel territorio perugino.
L’ivoriano Gosse Fran Henri e l’ecuadoriano Ortiz Munoz Wilson Anibal, eletti il 13 maggio 2007, lavorano tuttora all’interno del Consiglio Comunale, e nonostante i tanti problemi che hanno dovuto affrontare dal momento del loro insediamento, cercano di far conoscere meglio e di proporre le strategie da adottare in merito alla questione immigrazione.
I due consiglieri proseguono quindi il lavoro fatto fino ad ora con la stretta collaborazione della Consulta i cui membri, con entusiasmo e partecipazione, cercano di portare a compimento le finalità che questa si è prefissa.
Un importante strumento che in questi mesi la Consulta degli stranieri, sta portando a termine è la creazione di un periodico informativo che si basa sull’entusiasmo di tutte quelle donne e quegli uomini che riunendosi in una grande comunità multiculturale sentono l’esigenza di far sentire la propria voce, di aiutare gli immigrati che sono presenti o che arriveranno a Perugia ma, che prende spunto, anche, dall’esigenza di queste persone provenienti dai più disparati Paesi del mondo di farsi conoscere dal cittadino perugino, di stabilire con esso un rapporto di fiducia che finora è spesso mancato. Un giornale che si rivolgerà quindi non solo agli stranieri ma anche ai cittadini italiani per favorire la costruzione di una società fondata sul rispetto e la tolleranza delle diversità in gioco.
La linea seguita fino ad oggi da Perugia sembra quella giusta anche se non sempre o non ancora ha fornito le risposte adatte a tutte le problematiche presenti nel territorio. Ma solo attraverso dialogo e partecipazione alla vita politico-sociale di una comunità si può cercare di coinvolgere i cittadini, siano essi italiani o stranieri in questo non c’è nessuna differenza, alla vita pubblica ed al rispetto della società di cui si fa parte.
Restiamo comunque in attesa dei provvedimenti che il Parlamento attuerà in materia, sperando che le nuove norme riescano a fornire soluzioni valide e reali ad un questione così complessa.
Box informativo
Consulta cittadina per la rappresentanza delle Comunità straniere
Sede: via Imbriani, 2
Presidente: Mustapha El Azzab
Telefono: 075.5735569
E-mail: consultaimmigrazioneperugia@hotmail.it
Link utili
www.immigrazioneinumbria.it
www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione
www.italia.gov.it
www.stranieriinitalia.it
Sembra quasi che tutti gli stranieri presenti sul territorio italiano siano persone che vengano “da noi” con l’intenzione di creare problemi.
La realtà è che se è sotto gli occhi di tutti che ci sono sacche di criminalità diffusa tra gli stranieri e pur sempre vero che la stragrande maggioranza degli immigrati che hanno scelto l’Italia, per le più svariate ragioni, come patria adottiva lavora e fa sacrifici per riuscire ad integrarsi in un Paese che gli offre la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita a differenza del proprio Paese d’origine.
Mentre il governo centrale, con il cosiddetto pacchetto sicurezza, sta cercando di mettere mano ad una questione che è avvertita, oggi, come di massima importanza, a Perugia da qualche anno si è imboccata la strada dell’integrazione degli immigrati per mezzo del coinvolgimento e la partecipazione alla vita politico-sociale della città.
Sono circa 80mila gli immigrati regolari che, secondo le stime dell’ultimo Dossier Caritas/Migrantes, vivono in Umbria, quasi il 9 per cento della popolazione totale, il 2,7 per cento in più rispetto al dato nazionale.
Proprio per rispondere alle problematiche che emergono alla luce di questa massiccia presenza di stranieri, da circa un anno e mezzo, il Comune di Perugia, grazie anche all’aiuto della diverse comunità di stranieri presenti sul territorio, ha istituito la “Consulta cittadina per la rappresentanza delle Comunità straniere”.
La Consulta con sede nel centro storico di Perugia in via Imbriani 2, il cui presidente è il marocchino Mustapha El Azzab, nata il 9 settembre 2006, come si legge nel regolamento della stessa, “ha come finalità l’informazione e il coordinamento delle realtà cittadine attive nel settore; la funzione consultiva in quanto sede privilegiata di confronto tra Comune e società civile; la funzione propositiva in quanto partecipa attivamente alla definizione delle strategie, priorità, obiettivi e strumenti attuativi relativi ai programmi di contenuto multietnico e interculturale dell’intera amministrazione”.
La Consulta è un atto di fiducia nel dialogo, nella convivenza civile e nell’arricchimento delle reciproche esperienze, nella possibilità di una crescita comune, in una realtà come quella perugina che in futuro sarà naturalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto fin ora.
Il passo successivo è stata l’iniziativa, promossa sempre dal Comune, di inserire all’interno del Consiglio Comunale due consiglieri aggiunti, eletti tra la comunità di stranieri residenti nel territorio perugino.
L’ivoriano Gosse Fran Henri e l’ecuadoriano Ortiz Munoz Wilson Anibal, eletti il 13 maggio 2007, lavorano tuttora all’interno del Consiglio Comunale, e nonostante i tanti problemi che hanno dovuto affrontare dal momento del loro insediamento, cercano di far conoscere meglio e di proporre le strategie da adottare in merito alla questione immigrazione.
I due consiglieri proseguono quindi il lavoro fatto fino ad ora con la stretta collaborazione della Consulta i cui membri, con entusiasmo e partecipazione, cercano di portare a compimento le finalità che questa si è prefissa.
Un importante strumento che in questi mesi la Consulta degli stranieri, sta portando a termine è la creazione di un periodico informativo che si basa sull’entusiasmo di tutte quelle donne e quegli uomini che riunendosi in una grande comunità multiculturale sentono l’esigenza di far sentire la propria voce, di aiutare gli immigrati che sono presenti o che arriveranno a Perugia ma, che prende spunto, anche, dall’esigenza di queste persone provenienti dai più disparati Paesi del mondo di farsi conoscere dal cittadino perugino, di stabilire con esso un rapporto di fiducia che finora è spesso mancato. Un giornale che si rivolgerà quindi non solo agli stranieri ma anche ai cittadini italiani per favorire la costruzione di una società fondata sul rispetto e la tolleranza delle diversità in gioco.
La linea seguita fino ad oggi da Perugia sembra quella giusta anche se non sempre o non ancora ha fornito le risposte adatte a tutte le problematiche presenti nel territorio. Ma solo attraverso dialogo e partecipazione alla vita politico-sociale di una comunità si può cercare di coinvolgere i cittadini, siano essi italiani o stranieri in questo non c’è nessuna differenza, alla vita pubblica ed al rispetto della società di cui si fa parte.
Restiamo comunque in attesa dei provvedimenti che il Parlamento attuerà in materia, sperando che le nuove norme riescano a fornire soluzioni valide e reali ad un questione così complessa.
Box informativo
Consulta cittadina per la rappresentanza delle Comunità straniere
Sede: via Imbriani, 2
Presidente: Mustapha El Azzab
Telefono: 075.5735569
E-mail: consultaimmigrazioneperugia@hotmail.it
Link utili
www.immigrazioneinumbria.it
www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione
www.italia.gov.it
www.stranieriinitalia.it
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mercoledì 18 giugno 2008
Non vuoi leggerlo? Allora scrivilo
Italia terra di navigatori, santi, commissari tecnici e, da adesso, di scrittori!
Siete tra i tanti che da anni conservano nel cassetto della scrivania un manoscritto che vorreste veder pubblicato e per il quale non avete trovato la disponibilità di nessun editore?
Da tempo cercate in tutti i modi di poter realizzare il sogno di pubblicare il vostro capolavoro letterario?
Tranquilli la Rete ha una soluzione fatta apposta per voi!
Sta riscuotendo, infatti, sempre più successo il fenomeno del “print on demand”, la stampa on line delle proprie “opere”.
L' auto-produzione, in realtà, non è cosa nuova. Moravia, Montale, Palazzeschi, Gozzano, Pavese, Rimbaud misero mano al portafoglio per finanziare l' esordio letterario. Pier Paolo Pasolini, nel 1942, pubblicò a sue spese il volume "Poesie a Casarsa", divenuta poi la più celebre raccolta di poesie in dialetto friulano.
Il successo era del resto prevedibile, se c'è un sogno che ci accomuna tutti, o quasi tutti, è quello di vedere pubblicati i nostri manoscritti.
Che siano poesie, memorie, racconti, tesi di laurea, atti di un convegno o libri di ricette di cucina, non è in fondo così importante: quel che conta è l'illusione che abbiamo coltivato di vedere le nostre fatiche o esperienze finalmente stampate, di vederle trasformarsi e prendere corpo in un libro vero.
L’idea è venuta, nel 2002, a Bob Young, che, dopo aver co-fondato e abbandonato Red Hat (società americana che distribuisce software Open Source), ha deciso di puntare tutto su Lulu.com, un innovativo sistema editoriale online sviluppato per consentire a chiunque di pubblicare, promuovere e vendere le proprie fatiche letterarie e non solo. Il tutto, ovviamente, restando proprietari dei diritti delle opere, senza costi di attivazione o minimo d'ordine e con uno spazio virtuale illimitato.
Il servizio prevede solo un minimo di dimestichezza con i tradizionali software di videoscrittura e con la Rete. Semplice comunque il funzionamento del sistema. Dopo la necessaria registrazione all'interno del portale, l'opera, infatti, viene caricata (upload) dall'autore, che ne sceglie formato, impaginazione, copertina, definendo nei dettagli l'aspetto, il formato e il prezzo del suo "prodotto" che sarà messo in vendita nella vetrina virtuale del sito insieme a tutte le altre pubblicazioni.
I costi della pubblicazione varia a seconda del tipo di impaginazione scelta (copertina rigida o morbida) si va dai circa 5/6 euro per una copia di 100 pagine in bianco e nero, fino ad arrivare intorno ai 15 euro per la stampa delle stesse pagine a colori.
Gli utenti ne possono ordinare anche una sola copia, grazie alla tecnologia "print on demand", che consente ai tipografi partner dei portali di stampare a prezzi contenuti e con una qualità di stampa quanto più possibile soddisfacente anche tirature limitatissime.
Il successo di un libro, dunque, lo decide soltanto il pubblico, interlocutore diretto degli autori. Si saltano tutti i passaggi intermedi che dalla scrivania dell’autore portano la pubblicazione agli scaffali di una libreria ed infine, se l’opera riesce a catturare l’attenzione del compratore, tra le mani del lettore.
Tramite il solo sito americano, ogni settimana vengono pubblicati oltre 1.500 nuovi titoli e su un totale finora di 55.000 libri disponibili sono stati venduti oltre 500mila esemplari.
Oltre al già citato sito americano (in italiano l’indirizzo è www.lulu.com/it), anche da noi sono nati portali che offrono gli stessi servizi ai tanti autori in cerca di un editore.
L’esempio forse più importante è il sito www.ilmiolibro.it, un’iniziativa del Gruppo L’Espresso che dopo appena due settimane dalla nascita ha registrato 3.500 iscritti e 200 libri in vendita nella vetrina.
Insomma siamo all’inizio dell’ennesima rivoluzione “culturale”, d’ora in poi tutti saremo dei potenziali scrittori…il problema è che, soprattutto in Italia, si dovrà capire chi leggerà tutti questi libri!
Italia, terra di navigatori, santi, commissari tecnici…scrittori, ma di lettori nemmeno l’ombra.
Siete tra i tanti che da anni conservano nel cassetto della scrivania un manoscritto che vorreste veder pubblicato e per il quale non avete trovato la disponibilità di nessun editore?
Da tempo cercate in tutti i modi di poter realizzare il sogno di pubblicare il vostro capolavoro letterario?
Tranquilli la Rete ha una soluzione fatta apposta per voi!
Sta riscuotendo, infatti, sempre più successo il fenomeno del “print on demand”, la stampa on line delle proprie “opere”.
L' auto-produzione, in realtà, non è cosa nuova. Moravia, Montale, Palazzeschi, Gozzano, Pavese, Rimbaud misero mano al portafoglio per finanziare l' esordio letterario. Pier Paolo Pasolini, nel 1942, pubblicò a sue spese il volume "Poesie a Casarsa", divenuta poi la più celebre raccolta di poesie in dialetto friulano.
Il successo era del resto prevedibile, se c'è un sogno che ci accomuna tutti, o quasi tutti, è quello di vedere pubblicati i nostri manoscritti.
Che siano poesie, memorie, racconti, tesi di laurea, atti di un convegno o libri di ricette di cucina, non è in fondo così importante: quel che conta è l'illusione che abbiamo coltivato di vedere le nostre fatiche o esperienze finalmente stampate, di vederle trasformarsi e prendere corpo in un libro vero.
L’idea è venuta, nel 2002, a Bob Young, che, dopo aver co-fondato e abbandonato Red Hat (società americana che distribuisce software Open Source), ha deciso di puntare tutto su Lulu.com, un innovativo sistema editoriale online sviluppato per consentire a chiunque di pubblicare, promuovere e vendere le proprie fatiche letterarie e non solo. Il tutto, ovviamente, restando proprietari dei diritti delle opere, senza costi di attivazione o minimo d'ordine e con uno spazio virtuale illimitato.
Il servizio prevede solo un minimo di dimestichezza con i tradizionali software di videoscrittura e con la Rete. Semplice comunque il funzionamento del sistema. Dopo la necessaria registrazione all'interno del portale, l'opera, infatti, viene caricata (upload) dall'autore, che ne sceglie formato, impaginazione, copertina, definendo nei dettagli l'aspetto, il formato e il prezzo del suo "prodotto" che sarà messo in vendita nella vetrina virtuale del sito insieme a tutte le altre pubblicazioni.
I costi della pubblicazione varia a seconda del tipo di impaginazione scelta (copertina rigida o morbida) si va dai circa 5/6 euro per una copia di 100 pagine in bianco e nero, fino ad arrivare intorno ai 15 euro per la stampa delle stesse pagine a colori.
Gli utenti ne possono ordinare anche una sola copia, grazie alla tecnologia "print on demand", che consente ai tipografi partner dei portali di stampare a prezzi contenuti e con una qualità di stampa quanto più possibile soddisfacente anche tirature limitatissime.
Il successo di un libro, dunque, lo decide soltanto il pubblico, interlocutore diretto degli autori. Si saltano tutti i passaggi intermedi che dalla scrivania dell’autore portano la pubblicazione agli scaffali di una libreria ed infine, se l’opera riesce a catturare l’attenzione del compratore, tra le mani del lettore.
Tramite il solo sito americano, ogni settimana vengono pubblicati oltre 1.500 nuovi titoli e su un totale finora di 55.000 libri disponibili sono stati venduti oltre 500mila esemplari.
Oltre al già citato sito americano (in italiano l’indirizzo è www.lulu.com/it), anche da noi sono nati portali che offrono gli stessi servizi ai tanti autori in cerca di un editore.
L’esempio forse più importante è il sito www.ilmiolibro.it, un’iniziativa del Gruppo L’Espresso che dopo appena due settimane dalla nascita ha registrato 3.500 iscritti e 200 libri in vendita nella vetrina.
Insomma siamo all’inizio dell’ennesima rivoluzione “culturale”, d’ora in poi tutti saremo dei potenziali scrittori…il problema è che, soprattutto in Italia, si dovrà capire chi leggerà tutti questi libri!
Italia, terra di navigatori, santi, commissari tecnici…scrittori, ma di lettori nemmeno l’ombra.
lunedì 7 aprile 2008
ITALIANI ATTIVI MA INSODDISFATTI SOTTO LE LENZUOLA
Poco pepe nelle camere da letto degli italiani. Pochi rapporti sessuali e soprattutto scarsa capacità di comunicare le proprie fantasie al partner. È quanto è emerso da un recente sondaggio internazionale, Sexual Wellbeing Global Survey (Swgs), commissionato dalla nota azienda di profilattici, la Durex, e condotto su 26 mila persone di 26 Paesi.
L’indagine si è sviluppata su due livelli, il primo ha indagato il grado di soddisfazione sessuale mentre il secondo le fantasie sessuali di uomini e donne. Ma andiamo per gradi.
In merito al primo livello il 60% degli intervistati afferma che il sesso è divertente, piacevole, e rappresenta una parte fondamentale della vita. Ciò nonostante, solo il 44% è veramente soddisfatto della propria vita sessuale.
Andando avanti con l'età, il livello di soddisfazione si abbassa. Questo avviene maggiormente tra gli uomini piuttosto che tra le donne e succede in parte perché si tende a diminuire la frequenza dei rapporti sessuali e, in genere, si è coinvolti in una relazione duratura. Si tende perciò a provare meno eccitazione e più monotonia.
Appena il 48% dice di raggiungere abitualmente l'orgasmo (64% uomini, 32% donne).
Chi ha una relazione da più di tre anni ha la tendenza ad essere meno inibito. Il 53% vede i benefici nell'introdurre un pò di sperimentazione nella propria vita sessuale.
Per quanto riguarda i nostri connazionali, riferisce il Swgs, ”solo il 48% degli uomini ha una vita sessuale eccitante, la stessa percentuale dei greci, ma meno dei nigeriani (78%), che sono i leader a livello globale”. Peggio di noi, invece, i cugini d’Oltralpe (36%) ed i giapponesi (10%).
E ancora. “Circa il 56% delle italiane ritiene di avere una vita sessuale sufficientemente varia. Inoltre, sebbene il 36% faccia l’amore almeno tre o più volte la settimana, la frequenza dei rapporti sessuali non è sufficiente per il 59% degli intervistati”. L’Italia dunque non rappresenta più la terra della conquista e della seduzione.
Il secondo livello d’indagine consiste, invece, in uno sguardo all’interno delle camere da letto.
Dalla ricerca è emerso che la soddisfazione sessuale è mediocre, gli intervistati si dichiarano non così felici come potrebbero o come vorrebbero essere.
Se si parla dei ‘giochi’ praticati dagli uomini eterosessuali italiani all’interno della loro vita sessuale per aumentare la libido, prosegue il sondaggio, si scopre che nelle nostre camere da letto il più popolare è il ricorso alle fantasie sessuali (75%), seguito dai massaggi sensuali (63%), dal sesso orale (76%) e dall’utilizzo di materiali erotici (55%). Massaggi sensuali e fantasie sono in cima alla lista per le italiane eterosessuali. Il 27% usa materiali erotici, il 63% indossa biancheria intima sexy e il 75% pratica sesso orale.
I dati, inoltre, rivelano che i nostri connazionali, come i greci, dedicano 41 minuti ai preliminari e al rapporto sessuale, 5 minuti in più rispetto alla media mondiale. La leadership spetta però ai messicani, che impiegano una media di 45 minuti nei rapporti, mentre i più veloci sono gli abitanti di Hong Kong (27minuti).
Dal sondaggio Swgs emerge anche che “il 48% degli uomini italiani si masturba ogni settimana rispetto al 19% delle donne”. Mentre per quanto riguarda i nigeriani, i più soddisfatti della propria vita sessuale, la percentuale scende al 30%.
Per migliorare la propria vita sessuale il 33% degli italiani vorrebbe divertirsi di più, il 35% vorrebbe sentirsi meno stressato ed il 36% preferirebbe una più alta qualità del tempo trascorso con la propria partner.
Per le italiane, invece, le priorità sono romanticismo (43%) e meno stress (38%).
L’inchiesta sfata poi un’altra leggenda: gli uomini del Belpaese hanno avuto una media di 19 partner, ossia 10 in meno degli austriaci, leader globali e 9 in meno dei greci. Le donne italiane invece hanno avuto una media di 7 partner, rispetto ai 17 delle austriache e ai 10 delle abitanti del Regno Unito e della Grecia”.
In quasi tutti i paesi, gli uomini hanno avuto più partner delle donne, l'unica eccezione è rappresentata dalla Nuova Zelanda dove la media di 20 partner per le donne è tre volte tanto quella degli uomini.
L'attività globalmente più popolare è il massaggio sessuale praticato da 6 persone su dieci (59%).
Il sesso orale è comune fra gli austriaci (80%) ed i brasiliani (77%), mentre gli svizzeri (77%) indulgono alle fantasie sessuali, ed i tailandesi (68%) preferiscono materiali erotici per stimolare la loro libido.
Poco meno di 6 persone su dieci (58%) si trova a proprio agio nel descrivere al partner quello che amano fare a letto. Quelli più sereni sono i messicani (80%), i greci (76%), gli indiani e gli spagnoli (74% per entrambi), mentre i britannici (49%), fra gli europei, sono quelli che amano meno parlare di queste cose.
Infine il 67% degli adulti hanno rapporti sessuali con frequenza settimanale. I più attivi sono i greci, quasi un quarto di loro (24%) ha rapporti sessuali cinque o più volte la settimana, rispetto al 10% globale. A seguire troviamo brasiliani, russi, cinesi e polacchi. Gli italiani si piazzano al sesto posto.
L’indagine si è sviluppata su due livelli, il primo ha indagato il grado di soddisfazione sessuale mentre il secondo le fantasie sessuali di uomini e donne. Ma andiamo per gradi.
In merito al primo livello il 60% degli intervistati afferma che il sesso è divertente, piacevole, e rappresenta una parte fondamentale della vita. Ciò nonostante, solo il 44% è veramente soddisfatto della propria vita sessuale.
Andando avanti con l'età, il livello di soddisfazione si abbassa. Questo avviene maggiormente tra gli uomini piuttosto che tra le donne e succede in parte perché si tende a diminuire la frequenza dei rapporti sessuali e, in genere, si è coinvolti in una relazione duratura. Si tende perciò a provare meno eccitazione e più monotonia.
Appena il 48% dice di raggiungere abitualmente l'orgasmo (64% uomini, 32% donne).
Chi ha una relazione da più di tre anni ha la tendenza ad essere meno inibito. Il 53% vede i benefici nell'introdurre un pò di sperimentazione nella propria vita sessuale.
Per quanto riguarda i nostri connazionali, riferisce il Swgs, ”solo il 48% degli uomini ha una vita sessuale eccitante, la stessa percentuale dei greci, ma meno dei nigeriani (78%), che sono i leader a livello globale”. Peggio di noi, invece, i cugini d’Oltralpe (36%) ed i giapponesi (10%).
E ancora. “Circa il 56% delle italiane ritiene di avere una vita sessuale sufficientemente varia. Inoltre, sebbene il 36% faccia l’amore almeno tre o più volte la settimana, la frequenza dei rapporti sessuali non è sufficiente per il 59% degli intervistati”. L’Italia dunque non rappresenta più la terra della conquista e della seduzione.
Il secondo livello d’indagine consiste, invece, in uno sguardo all’interno delle camere da letto.
Dalla ricerca è emerso che la soddisfazione sessuale è mediocre, gli intervistati si dichiarano non così felici come potrebbero o come vorrebbero essere.
Se si parla dei ‘giochi’ praticati dagli uomini eterosessuali italiani all’interno della loro vita sessuale per aumentare la libido, prosegue il sondaggio, si scopre che nelle nostre camere da letto il più popolare è il ricorso alle fantasie sessuali (75%), seguito dai massaggi sensuali (63%), dal sesso orale (76%) e dall’utilizzo di materiali erotici (55%). Massaggi sensuali e fantasie sono in cima alla lista per le italiane eterosessuali. Il 27% usa materiali erotici, il 63% indossa biancheria intima sexy e il 75% pratica sesso orale.
I dati, inoltre, rivelano che i nostri connazionali, come i greci, dedicano 41 minuti ai preliminari e al rapporto sessuale, 5 minuti in più rispetto alla media mondiale. La leadership spetta però ai messicani, che impiegano una media di 45 minuti nei rapporti, mentre i più veloci sono gli abitanti di Hong Kong (27minuti).
Dal sondaggio Swgs emerge anche che “il 48% degli uomini italiani si masturba ogni settimana rispetto al 19% delle donne”. Mentre per quanto riguarda i nigeriani, i più soddisfatti della propria vita sessuale, la percentuale scende al 30%.
Per migliorare la propria vita sessuale il 33% degli italiani vorrebbe divertirsi di più, il 35% vorrebbe sentirsi meno stressato ed il 36% preferirebbe una più alta qualità del tempo trascorso con la propria partner.
Per le italiane, invece, le priorità sono romanticismo (43%) e meno stress (38%).
L’inchiesta sfata poi un’altra leggenda: gli uomini del Belpaese hanno avuto una media di 19 partner, ossia 10 in meno degli austriaci, leader globali e 9 in meno dei greci. Le donne italiane invece hanno avuto una media di 7 partner, rispetto ai 17 delle austriache e ai 10 delle abitanti del Regno Unito e della Grecia”.
In quasi tutti i paesi, gli uomini hanno avuto più partner delle donne, l'unica eccezione è rappresentata dalla Nuova Zelanda dove la media di 20 partner per le donne è tre volte tanto quella degli uomini.
L'attività globalmente più popolare è il massaggio sessuale praticato da 6 persone su dieci (59%).
Il sesso orale è comune fra gli austriaci (80%) ed i brasiliani (77%), mentre gli svizzeri (77%) indulgono alle fantasie sessuali, ed i tailandesi (68%) preferiscono materiali erotici per stimolare la loro libido.
Poco meno di 6 persone su dieci (58%) si trova a proprio agio nel descrivere al partner quello che amano fare a letto. Quelli più sereni sono i messicani (80%), i greci (76%), gli indiani e gli spagnoli (74% per entrambi), mentre i britannici (49%), fra gli europei, sono quelli che amano meno parlare di queste cose.
Infine il 67% degli adulti hanno rapporti sessuali con frequenza settimanale. I più attivi sono i greci, quasi un quarto di loro (24%) ha rapporti sessuali cinque o più volte la settimana, rispetto al 10% globale. A seguire troviamo brasiliani, russi, cinesi e polacchi. Gli italiani si piazzano al sesto posto.
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