L’Umbria si sa è il cuore verde dell’Italia ed allora quale migliore location per praticare una delle attività più semplici e tranquille che permettono di stare a stretto contatto con la natura, il trekking. Si tratta di più o meno lunghe ma emozionanti passeggiate all’aria aperta attraverso sentieri di montagna, boschi e quanto di meglio la natura offra. Servono solo un buon paio di scarpe, uno zaino, e la voglia di godersi da vicino lo spettacolo della natura. Si può partire da brevi passeggiate per poi, una volta divenuti più esperti, cimentarsi con percorsi più impegnativi che durano anche diversi giorni.
In Umbria sono tante le possibilità di praticare questa attività, esistono molti percorsi attrezzati su cui testare la propria resistenza. Proprio la conformazione del territorio offre la possibilità di scoprire delle bellezze delle quali sarebbe, altrimenti, difficile godere. Colline, valli, fiumi e gole sono uno spettacolo che davvero merita la fatica di una passeggiata all’aperto.
Dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini ai parchi regionali tanti sono i percorsi che riescono a far conoscere l’Umbria naturalistica.
Come per tutte le attività è sempre meglio, specie se si è alle prime armi, essere affiancati da una guida specializzata in escursioni che conosce il territorio e può, oltre a dare consigli sulla pratica della disciplina, garantire che le escursioni vengano fatte in totale sicurezza.
Sebbene si possa pensare che il trekking sia un’attività da praticare esclusivamente nelle stagioni calde, dato che spesso nelle zone collinose e montuose la neve copre gran parte dei sentieri da percorrere, in realtà si può praticare trekking anche nei periodi più freddi. Ci avviciniamo all’inverno ed anche in Umbria non è difficile aspettarsi la neve specie sulle cime più alte, il Vettore ed il Redentore. Ma anche in questi casi non ci sono problemi ci si attrezza con le ciaspole, le conosciutissime racchette da neve, e via pronti ad affrontare anche i sentieri innevati. Ovviamente con le ciaspole ai piedi i percorsi saranno più brevi proprio perché si fa più fatica e si procede più lentamente ma questo offre la possibilità di godersi con più tranquillità la natura circostante.
Per i più pigri poi ci sono anche le passeggiate o il trekking con muli e le escursioni con gli asini (i secondi destinati prevalentemente al trasporto dei bambini).
Oltre agli itinerari offerti dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini e dai parchi regionali, è possibile cimentarsi in percorsi di tipo misto, partendo cioè dai centri abitati di maggiore interesse storico, artistico e culturale in modo da visitare le bellezze che questi centri urbani offrono per poi spostarsi verso luoghi panoramici, boschi, laghi e fiumi dove godere dello spettacolo della natura.
Tante quindi le offerte di itinerari e tante le attività che oltre al trekking è possibile praticare. Si va dal rafting allo sci di fondo, passando per il nordic walking ed il tiro con l’arco, per finire con survival e mountain bike. Diverse sono pure le associazione e le strutture che offrono questo tipo di servizi nell’intero territorio, tutte con istruttori e guide specializzate e riconosciute dalla Regione Umbria, che accompagnano chiunque abbia voglia di cimentarsi in queste attività dai primi passi ai vari livelli di difficoltà superiori.
Box informativo
Parchi naturalisti:
Parco Nazionale dei monti Sibillini
Parco del monte Cucco
Parco del monte Subasio
Parco di Colfiorito
Parco del Trasimeno
Parco fluviale del Tevere
Monte Peglia Selva di Meana
martedì 28 ottobre 2008
SUL BOB CON HEMINGWAY ED AI FORNELLI CON LEOPARDI E PER UN CONSIGLIO… CHIEDETE AD HITCHCOCK
Siamo abituati ad apprezzarli in quelle arti in cui riescono a farci emozionare, le arti con le quali si sono affermati al grande pubblico, con stili a volte singolari ed irripetibili che ce li fanno amare.
Siamo spesso incapaci di scindere la figura di questi artisti da quella delle loro opere, in realtà dietro a quelle c’è un uomo o una donna che coltivano passioni ed interessi che divergono dal “lavoro” abituale.
Si conosce ormai bene la passione di Federico Fellini per i fumetti, passione che lo portò a collaborare con Milo Manara, anche a due fumetti: Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet. Il grande regista Stanley Kubrick amava invece gli scacchi ed il baseball. È nota la predilezione per il clarinetto di Woodi Allen o quella di John Lennon per il disegno, conosciutissime infatti le litografie erotiche in cui l’ex Beatles metteva a nudo le sue predilezioni sessuali e quelle della sua compagna Yoko Ono. E la passione per le arti figurative raccoglie anche tanti altri importanti artisti, dal premio Nobel, Dario Fo a Paolo Conte, passando per Battiato e Gino Paoli, per finire con Jovanotti e Luca Carboni per rimanere nel contesto italiano.
Forse però in pochi sanno che Leopardi amava molto la cucina e che questa sua passione lo ha portato a diventare un esperto gourmet, capace di andare alla ricerca del mangiar bene, di sapori ed accostamenti che rimandassero alla tradizione culinaria italiana.
È la scoperta che hanno fatto gli autori, Domenico Pasquariello ed Antonio Tubelli, del libro, da poco in libreria, Leopardi a tavola (editore Logo Fausto Lupetti). La pubblicazione è nata dopo il ritrovamento di alcuni fogli ingialliti sui quali l’autore de Il sabato del villaggio e di A Silvia, aveva appuntato alcune delle ricette di cucina che aveva elaborato nel suo periodo a Napoli. «Leopardi – spiegano gli autori – può essere considerato una sorta di “Garibaldi della cucina italiana”: mezzo secolo prima di Pellegrino Artusi le ricette del catalogo leopardiano unificano il territorio nazionale, con specialità che spaziano dalla Liguria alla Sicilia, passando per Marche, Romagna, Lazio e naturalmente Campania».
Ma Leopardi è in buona compagnia se si pensa che E.M. Hemingway si appassionasse alla sfida dei tori di Pamplona o per le partite di caccia nella savana africana. L’autore de Il vecchio e il mare si dilettava però anche con il bob, riuscendo ad ottenere anche dei successi a livello locale. « La slitta scivola veloce fin dai primi attimi – diceva Hemingway del bob - ed in poco tempo raggiunge una velocità, mai provata prima. Ci si siede senza appiglio, a soli dieci pollici sopra al ghiaccio ed è per questo che ci vogliono nervi saldi».
Ma c’è chi invece come Alfred Hitchcock più che una passione aveva una specie di vezzo. Conosceva perfettamente l’America sebbene non ci avesse mai messo piede. Nella sua biografia si legge che gli amici lo chiamassero per avere consigli su locali e gli itinerari da seguire a New York e lui dava puntualmente le informazioni del caso servendosi delle sua perfetta conoscenza della città basata esclusivamente sullo studio approfondito della cartina stradale e sulle informazioni che riusciva ad avere dalle riviste e dai racconti di altre persone.
Siamo spesso incapaci di scindere la figura di questi artisti da quella delle loro opere, in realtà dietro a quelle c’è un uomo o una donna che coltivano passioni ed interessi che divergono dal “lavoro” abituale.
Si conosce ormai bene la passione di Federico Fellini per i fumetti, passione che lo portò a collaborare con Milo Manara, anche a due fumetti: Viaggio a Tulum e Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet. Il grande regista Stanley Kubrick amava invece gli scacchi ed il baseball. È nota la predilezione per il clarinetto di Woodi Allen o quella di John Lennon per il disegno, conosciutissime infatti le litografie erotiche in cui l’ex Beatles metteva a nudo le sue predilezioni sessuali e quelle della sua compagna Yoko Ono. E la passione per le arti figurative raccoglie anche tanti altri importanti artisti, dal premio Nobel, Dario Fo a Paolo Conte, passando per Battiato e Gino Paoli, per finire con Jovanotti e Luca Carboni per rimanere nel contesto italiano.
Forse però in pochi sanno che Leopardi amava molto la cucina e che questa sua passione lo ha portato a diventare un esperto gourmet, capace di andare alla ricerca del mangiar bene, di sapori ed accostamenti che rimandassero alla tradizione culinaria italiana.
È la scoperta che hanno fatto gli autori, Domenico Pasquariello ed Antonio Tubelli, del libro, da poco in libreria, Leopardi a tavola (editore Logo Fausto Lupetti). La pubblicazione è nata dopo il ritrovamento di alcuni fogli ingialliti sui quali l’autore de Il sabato del villaggio e di A Silvia, aveva appuntato alcune delle ricette di cucina che aveva elaborato nel suo periodo a Napoli. «Leopardi – spiegano gli autori – può essere considerato una sorta di “Garibaldi della cucina italiana”: mezzo secolo prima di Pellegrino Artusi le ricette del catalogo leopardiano unificano il territorio nazionale, con specialità che spaziano dalla Liguria alla Sicilia, passando per Marche, Romagna, Lazio e naturalmente Campania».
Ma Leopardi è in buona compagnia se si pensa che E.M. Hemingway si appassionasse alla sfida dei tori di Pamplona o per le partite di caccia nella savana africana. L’autore de Il vecchio e il mare si dilettava però anche con il bob, riuscendo ad ottenere anche dei successi a livello locale. « La slitta scivola veloce fin dai primi attimi – diceva Hemingway del bob - ed in poco tempo raggiunge una velocità, mai provata prima. Ci si siede senza appiglio, a soli dieci pollici sopra al ghiaccio ed è per questo che ci vogliono nervi saldi».
Ma c’è chi invece come Alfred Hitchcock più che una passione aveva una specie di vezzo. Conosceva perfettamente l’America sebbene non ci avesse mai messo piede. Nella sua biografia si legge che gli amici lo chiamassero per avere consigli su locali e gli itinerari da seguire a New York e lui dava puntualmente le informazioni del caso servendosi delle sua perfetta conoscenza della città basata esclusivamente sullo studio approfondito della cartina stradale e sulle informazioni che riusciva ad avere dalle riviste e dai racconti di altre persone.
sabato 25 ottobre 2008
MESSICO: UN SOGNO A BORDO DELL’EXPRESO MAYA
Finalmente in Messico sono anni che SOGNAVO di far visita al Paese che è stata la culla di una delle civiltà più affascinanti che sia mai esistita, i Maya, oltre naturalmente a quella degli Aztechi.
Ho deciso di visitare le località più importanti della civiltà maya in un modo diverso dal solito, infatti approfitto di uno speciale treno, l’Expreso Maya, che da Palenque a Chichén Itzá, e viceversa, attraversa gran parte del territorio insediato dalla civiltà maya. In realtà l’itinerario completo parte da Villahermosa o da Cancun ma questi due tratti vengono coperti in autobus. L’itinerario dura circa una settimana ed è possibile scegliere le varie proposte offerte dall’agenzia. Pernottamento e pasti sono inclusi nel pacchetto che in verità costa un pò ma che importa sto vivendo un SOGNO e voglio godermelo fino in fondo.
Quindi tutti a bordo e lasciamoci trasportare da questa che sarà sicuramente una vacanza emozionante.
Partenza da Villahermosa dove è possibile visitare il parco museale La Venta, spettacolari in particolare la Grande piramide e le colossali teste di pietra.
La mattina successiva si parte in bus direzione Palenque dove ci aspetta la visita al sito archeologico maya in cui resto affascinato dai suoi stupendi monumenti: il Tempio delle iscrizioni (monumento funerario del re Pacal che risale al 692), il Tempio del teschio, il Tempio del sole, il Tempio della sroce fogliata e da El Palacio (Il Palazzo) un complesso di edifici adiacenti e cortili costruiti su una terrazza artificiale.
Finita la seconda giornata già mi sento completamento immerso nella civiltà maya, immagino la vita di coloro che abitavano questi luoghi, rivivo i riti, le credenze e le abitudini di quel popolo e ne sono rapito.
Il giorno successivo è il gran giorno, finalmente salgo a bordo dell’Expreso Maya. Il treno è in puro stile maya, dalla tappezzeria ai quadri tutto rimanda a questo popolo. A bordo c’è tutto ciò che serve cucina (ceno nella sala “Merida”), angoli relax, bar, biblioteca e naturalmente le guide che cercano di farci conoscere meglio la cultura del popolo. Sprofondo nella mia poltrona e mi godo il paesaggio che mi regala il tragitto da Palenque a Campeche prossima tappa del mio itinerario. A Campeche, città patrimonio dell’UNESCO, ci fermiamo per due giorni, c’è da visitare il vicino sito archeologico di Edzna e la fortificazione di San Miguel (costruita per difendersi dalle scorribande dei pirati) situata su di una sommità da cui è possibile ammirare tutto il golfo del Messico. Mi trovo in un posto da SOGNO, questi spazi sconfinati regalano stupende emozioni.
Dopo due giorni trascorsi tra le bellezze di Campeche a bordo dell’Expreso Maya ci trasferiamo alla volta di Merida ma durante il tragitto facciamo una visita allo spettacolare sito di Uxmal. Qui è possibile godere della bellezza della Piramide dell'Indovino, del maestoso Quadrilatero delle Monache, del Campo del gioco della pelota, del Palazzo del Governatore, della Gran Piramide e della Colombaia. Dopo la visita si torna in treno e si riparte per Merida dove scopro i piatti tipici della zone: il Poc-Chuc, il pibil di cochina e la minestra del fagiolo di lima.
Il giorno dopo si riparte destinazione Chichen Itza anche questa città è patrimonio dell’UNESCO dal 1988. Nel tragitto ci fermiamo per visitare Izamal, dove si trovano il Monastero francescano di San Antonio da Padova (XVI sec.) e la Piramide Maya di Kinich KakMoo.
Dopo una pausa rilassante è il momento della visita a Chichen Itza una tra le più importanti città maya il cui nome significa letteralmente Alla bocca del pozzo degli Itza o Alla bocca del pozzo dei demoni dell’acqua. Il sito archeologico conserva quell’aura di mistero che porta il nome del posto. È possibile assistere ad opere davvero stupende che ci dicono della grandiosità raggiunta dal popolo Maya. Il centro di Chichén Itzá è chiamato El castillo, una delle più importanti piramidi a gradoni precolombiane del Messico. Agli equinozi di primavera e d'autunno, al calare e al sorgere del sole, gli angoli della piramide proiettano un'ombra a forma di serpente piumato, Kukulkan appunto, lungo la scalinata nord. Il Tempio dei guerrieri, il Complesso des Las Monjas, la Casa delle iscrizioni misteriose, El Caracol.
Contento e soddisfatto del SOGNO che questi stupendi luoghi mi stanno facendo vivere si torna in albergo pronti all’ultima tappa del tour Maya, Cancùn.
Saluto l’Expreso Maya che mi ha cullato tra paesaggi incantevoli e termino il mio viaggio a bordo del bus che mi trasporta fino a Cancùn nell’estremità della penisola dello Yucatan dove ne approfitto per fare un bagno nelle acque del Mar dei Caraibi. Steso sulla bianca sabbia di Cancùn, al sole e con in testa la vacanza da SOGNO che purtroppo volge al termine mi addormento. Al risveglio mi ritrovo nella mia casa con davanti la guida turistica del Messico. È stato solo un SOGNO ma prima o poi visiterò davvero i luoghi che ho SOGNATO e salirò finalmente sull’Expreso Maya.
BOX INFORMATIVO
Stati Uniti del Messico
Continente: America Settentrionale
Capitale: Città del Messico
Fuso orario: UTC da -6 a -8
Superficie: 1.972.550 km²
Abitanti: 108.700.891
Lingua: Nessuna ufficiale; di fatto lo spagnolo e altre 62 lingue indigene
Moneta: Peso messicano
Governo: Repubblica federale
LINK UTILI
http://www.expresomaya.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/Messico
http://it.wikipedia.org/wiki/Maya
Ho deciso di visitare le località più importanti della civiltà maya in un modo diverso dal solito, infatti approfitto di uno speciale treno, l’Expreso Maya, che da Palenque a Chichén Itzá, e viceversa, attraversa gran parte del territorio insediato dalla civiltà maya. In realtà l’itinerario completo parte da Villahermosa o da Cancun ma questi due tratti vengono coperti in autobus. L’itinerario dura circa una settimana ed è possibile scegliere le varie proposte offerte dall’agenzia. Pernottamento e pasti sono inclusi nel pacchetto che in verità costa un pò ma che importa sto vivendo un SOGNO e voglio godermelo fino in fondo.
Quindi tutti a bordo e lasciamoci trasportare da questa che sarà sicuramente una vacanza emozionante.
Partenza da Villahermosa dove è possibile visitare il parco museale La Venta, spettacolari in particolare la Grande piramide e le colossali teste di pietra.
La mattina successiva si parte in bus direzione Palenque dove ci aspetta la visita al sito archeologico maya in cui resto affascinato dai suoi stupendi monumenti: il Tempio delle iscrizioni (monumento funerario del re Pacal che risale al 692), il Tempio del teschio, il Tempio del sole, il Tempio della sroce fogliata e da El Palacio (Il Palazzo) un complesso di edifici adiacenti e cortili costruiti su una terrazza artificiale.
Finita la seconda giornata già mi sento completamento immerso nella civiltà maya, immagino la vita di coloro che abitavano questi luoghi, rivivo i riti, le credenze e le abitudini di quel popolo e ne sono rapito.
Il giorno successivo è il gran giorno, finalmente salgo a bordo dell’Expreso Maya. Il treno è in puro stile maya, dalla tappezzeria ai quadri tutto rimanda a questo popolo. A bordo c’è tutto ciò che serve cucina (ceno nella sala “Merida”), angoli relax, bar, biblioteca e naturalmente le guide che cercano di farci conoscere meglio la cultura del popolo. Sprofondo nella mia poltrona e mi godo il paesaggio che mi regala il tragitto da Palenque a Campeche prossima tappa del mio itinerario. A Campeche, città patrimonio dell’UNESCO, ci fermiamo per due giorni, c’è da visitare il vicino sito archeologico di Edzna e la fortificazione di San Miguel (costruita per difendersi dalle scorribande dei pirati) situata su di una sommità da cui è possibile ammirare tutto il golfo del Messico. Mi trovo in un posto da SOGNO, questi spazi sconfinati regalano stupende emozioni.
Dopo due giorni trascorsi tra le bellezze di Campeche a bordo dell’Expreso Maya ci trasferiamo alla volta di Merida ma durante il tragitto facciamo una visita allo spettacolare sito di Uxmal. Qui è possibile godere della bellezza della Piramide dell'Indovino, del maestoso Quadrilatero delle Monache, del Campo del gioco della pelota, del Palazzo del Governatore, della Gran Piramide e della Colombaia. Dopo la visita si torna in treno e si riparte per Merida dove scopro i piatti tipici della zone: il Poc-Chuc, il pibil di cochina e la minestra del fagiolo di lima.
Il giorno dopo si riparte destinazione Chichen Itza anche questa città è patrimonio dell’UNESCO dal 1988. Nel tragitto ci fermiamo per visitare Izamal, dove si trovano il Monastero francescano di San Antonio da Padova (XVI sec.) e la Piramide Maya di Kinich KakMoo.
Dopo una pausa rilassante è il momento della visita a Chichen Itza una tra le più importanti città maya il cui nome significa letteralmente Alla bocca del pozzo degli Itza o Alla bocca del pozzo dei demoni dell’acqua. Il sito archeologico conserva quell’aura di mistero che porta il nome del posto. È possibile assistere ad opere davvero stupende che ci dicono della grandiosità raggiunta dal popolo Maya. Il centro di Chichén Itzá è chiamato El castillo, una delle più importanti piramidi a gradoni precolombiane del Messico. Agli equinozi di primavera e d'autunno, al calare e al sorgere del sole, gli angoli della piramide proiettano un'ombra a forma di serpente piumato, Kukulkan appunto, lungo la scalinata nord. Il Tempio dei guerrieri, il Complesso des Las Monjas, la Casa delle iscrizioni misteriose, El Caracol.
Contento e soddisfatto del SOGNO che questi stupendi luoghi mi stanno facendo vivere si torna in albergo pronti all’ultima tappa del tour Maya, Cancùn.
Saluto l’Expreso Maya che mi ha cullato tra paesaggi incantevoli e termino il mio viaggio a bordo del bus che mi trasporta fino a Cancùn nell’estremità della penisola dello Yucatan dove ne approfitto per fare un bagno nelle acque del Mar dei Caraibi. Steso sulla bianca sabbia di Cancùn, al sole e con in testa la vacanza da SOGNO che purtroppo volge al termine mi addormento. Al risveglio mi ritrovo nella mia casa con davanti la guida turistica del Messico. È stato solo un SOGNO ma prima o poi visiterò davvero i luoghi che ho SOGNATO e salirò finalmente sull’Expreso Maya.
BOX INFORMATIVO
Stati Uniti del Messico
Continente: America Settentrionale
Capitale: Città del Messico
Fuso orario: UTC da -6 a -8
Superficie: 1.972.550 km²
Abitanti: 108.700.891
Lingua: Nessuna ufficiale; di fatto lo spagnolo e altre 62 lingue indigene
Moneta: Peso messicano
Governo: Repubblica federale
LINK UTILI
http://www.expresomaya.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/Messico
http://it.wikipedia.org/wiki/Maya
venerdì 24 ottobre 2008
Curiosando per il globo
ITALIA – In provincia di Treviso due anziani coniugi hanno offerto al proprio comune di residenza (Casier) la loro abitazione in cambio di un posto alla casa di riposo. La necessità dello “scambio” è nata dal fatto che la coppia non ha figli e non possiede né una rete familiare in grado di prendersene cura né mezzi economici per pagare l’assistenza. Il Consiglio comunale ha accettato all'unanimità la proposta.
USA – Per la serie “fidarsi è bene non fidarsi è meglio”. Negli Stati Uniti cresce la richiesta di cani anti-droga che la compagnia Sniff Dog affitta a 200 dollari l’ora. A far salire il giro di affari della società ci stanno pensando i genitori che si trovano in difficoltà con i propri figli. È il sospetto dell’uso di stupefacenti e la volontà di controllare la vita della prole che spinge questi genitori ad affidarsi ai pastori tedeschi che in precedenza hanno prestato servizio per la polizia di Stato e la divisione narcotici. I cani sono in grado di fiutare anche la più leggera delle droghe ad una distanza di cinque metri e di percepire residui di marijuana fumata fino a due giorni prima.
FRANCIA - Si chiama Everland ed è l'hotel più piccolo del mondo. Ha una sola stanza ma a quattro stelle con prezzi che partono da 333 euro a notte. Posizionato sul tetto del Palais de Tokyo, il Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea, con una splendida vista sulla Tour Eiffel resterà in qui fino alla fine del 2008. Il progetto è nato dall’idea di due artisti svizzeri, Sabina Lang e Daniel Baumann, che ne hanno già installati altri in Europa.
GRAN BRETAGNA – La crisi si sa non sta risparmiando nessun Paese al mondo ed anche il settore ristorativo ne subisce le conseguenze. Il gestore di un locale inglese, il Four Crosse, sul punto di chiudere bottega ha deciso di tentare l’ultima carta offrendo un pranzo, bevande escluse, ad una sola sterlina. L’iniziativa è piaciuta ed i clienti si sono addirittura quintuplicati. Il proprietario spiega che agli avventori offre cibo fatto in casa in porzioni generose puntando sulla crescita dei guadagni delle bevande. Il locale è ancora lì ed è sempre pieno di clienti.
USA – Tempo di elezioni negli Stati Uniti, tutti sono chiamati a esercitare il proprio diritto/dovere del voto ma questa volta si è esagerato. La famiglia Nudelman di Chicago, infatti, si è vista recapitare a casa l’invito, spedito dal partito repubblicano, a registrare la loro pesciolina Princess ai seggi. Subito dopo aver ricevuto l’invito, i Nudelman si sono attivati per informare i democratici che Princess non avrebbe potuto votare, non solo perché era una pesciolina ma soprattutto perché era morta qualche giorno prima. L’equivoco è stato spiegato con il fatto che i Nudelman, ordinando una seconda linea telefonica tramite web avevano dato il nome di Princess.
CIPRO – Idioti di tutto il mondo preparate le valigie destinazione Cipro. Nell’isola del Mediterraneo sarà infatti abolita una legge che vieta alle “persone idiote o malate di mente” di entrare nel Paese. La notizia è apparsa qualche giorno fa sul Cyprus Mail secondo il quale la legge proibisce l’ingresso sull’isola a persone “affette da idiozia, mentalmente malate o che non siano in grado di badare a se stesse” ma anche alle prostitute ed a coloro i quali sfruttano la prostituzione.
USA – Per la serie “fidarsi è bene non fidarsi è meglio”. Negli Stati Uniti cresce la richiesta di cani anti-droga che la compagnia Sniff Dog affitta a 200 dollari l’ora. A far salire il giro di affari della società ci stanno pensando i genitori che si trovano in difficoltà con i propri figli. È il sospetto dell’uso di stupefacenti e la volontà di controllare la vita della prole che spinge questi genitori ad affidarsi ai pastori tedeschi che in precedenza hanno prestato servizio per la polizia di Stato e la divisione narcotici. I cani sono in grado di fiutare anche la più leggera delle droghe ad una distanza di cinque metri e di percepire residui di marijuana fumata fino a due giorni prima.
FRANCIA - Si chiama Everland ed è l'hotel più piccolo del mondo. Ha una sola stanza ma a quattro stelle con prezzi che partono da 333 euro a notte. Posizionato sul tetto del Palais de Tokyo, il Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea, con una splendida vista sulla Tour Eiffel resterà in qui fino alla fine del 2008. Il progetto è nato dall’idea di due artisti svizzeri, Sabina Lang e Daniel Baumann, che ne hanno già installati altri in Europa.
GRAN BRETAGNA – La crisi si sa non sta risparmiando nessun Paese al mondo ed anche il settore ristorativo ne subisce le conseguenze. Il gestore di un locale inglese, il Four Crosse, sul punto di chiudere bottega ha deciso di tentare l’ultima carta offrendo un pranzo, bevande escluse, ad una sola sterlina. L’iniziativa è piaciuta ed i clienti si sono addirittura quintuplicati. Il proprietario spiega che agli avventori offre cibo fatto in casa in porzioni generose puntando sulla crescita dei guadagni delle bevande. Il locale è ancora lì ed è sempre pieno di clienti.
USA – Tempo di elezioni negli Stati Uniti, tutti sono chiamati a esercitare il proprio diritto/dovere del voto ma questa volta si è esagerato. La famiglia Nudelman di Chicago, infatti, si è vista recapitare a casa l’invito, spedito dal partito repubblicano, a registrare la loro pesciolina Princess ai seggi. Subito dopo aver ricevuto l’invito, i Nudelman si sono attivati per informare i democratici che Princess non avrebbe potuto votare, non solo perché era una pesciolina ma soprattutto perché era morta qualche giorno prima. L’equivoco è stato spiegato con il fatto che i Nudelman, ordinando una seconda linea telefonica tramite web avevano dato il nome di Princess.
CIPRO – Idioti di tutto il mondo preparate le valigie destinazione Cipro. Nell’isola del Mediterraneo sarà infatti abolita una legge che vieta alle “persone idiote o malate di mente” di entrare nel Paese. La notizia è apparsa qualche giorno fa sul Cyprus Mail secondo il quale la legge proibisce l’ingresso sull’isola a persone “affette da idiozia, mentalmente malate o che non siano in grado di badare a se stesse” ma anche alle prostitute ed a coloro i quali sfruttano la prostituzione.
lunedì 23 giugno 2008
Lauree brevi: dottori in meno tempo ma per il lavoro bisogna aspettare
Da pochi giorni sono finalmente finiti gli esami di Stato che verranno ricordati per la gaffe che il Ministero dell’Istruzione ha commesso nella redazione della traccia di italiano. La poesia “Ossi di seppia” sarebbe presa a spunto per sottolineare "il ruolo salvifico e consolatorio svolto dalla figura femminile", ma gli esperti la ritengono dedicata a un ballerino russo e dunque un uomo.
Ma messa da parte questa piccola parentesi circa mezzo milione di studenti italiani hanno affrontato l’ultimo traguardo che li vede allontanarsi dalla scuola dell’obbligo ed avvicinarsi al mondo del lavoro o alla difficile scelta del corso universitario da frequentare negli anni successivi.
La scelta si diceva è difficile, in seguito alla riforma universitaria del 1999, e l’istituzione della formula 3+2 e delle ormai famose lauree brevi si sono moltiplicati i corsi di laurea.
C'è il corso di studio in "Scienze sociali per lo sviluppo e la pace" e quello che specializza nella "schedatura del verde urbano". C'è la laurea che prepara in "Turismo alpino" e quella che educa alla "Teoria delle forme". Ci sono studenti che dovrebbero applicarsi allo studio di "Scienze equine" con tanto di corsi di equitazione in centri convenzionati. E corsi di laurea che promettono di formare in "Tecnologie del fitness".
Ma le lauree brevi hanno portato un effettivo miglioramento rispetto al vecchio sistema universitario? Siamo proprio sicuri che sia questa la strada giusta da seguire per l’Università italiana? È diventato realmente più semplice per i “dottorini” (i laureati dopo 3 anni) entrare da subito nel mondo del lavoro?
Come si vede tante sono le domande a cui bisogna dare una risposta, lo facciamo con l’aiuto dell’indagine 2007 sul profilo occupazionale dei laureati sviluppata da AlmaLaurea, il consorzio che riunisce quasi tutte le università del Paese.
Ripartiamo dunque dalle domande che ci eravamo posti. A nove anni dalla riforma universitaria, la "laurea breve" ha mantenuto le sue promesse?
Alcune, senz’altro: la riforma universitaria, introdotta con il decreto ministeriale 509 del 1999, è entrata a regime nell'anno accademico 2001/02. Cosa prevede? Un corso di laurea triennale, terminato il quale, lo studente può proseguire per altri due anni e ottenere la laurea specialistica. Obiettivo della riforma abbassare l'età dei laureati (28/30 anni, rispetto a una media Ue di 21), limitare i fuori-corso e porre un freno all'abbandono anticipato degli studi.
Obiettivo in gran parte centrato. Nell'anno accademico 2007/2008 gli iscritti ai corsi di laurea triennale sono stati un milione e 137mila: un dato pressoché stabile nel corso degli anni. Gli studenti sono in maggioranza donne (622mila), concentrati per lo più nel Nord Italia (circa 440mila studenti). Sono diminuiti poi coloro che abbandonano gli studi, tra il primo e il secondo anno lo ha fatto il 12,6% nel 2006/07 (erano oltre il 20% nell'anno accademico 2004/05). E ancora: oltre uno studente su tre (il 34,8%) si laurea regolarmente, mentre il 40,6% si laurea con solo un anno di ritardo. Anche qui la laurea breve sembra aver davvero funzionato, se si pensa che prima della riforma del '99 gli studenti in regola con i corsi erano meno del 10%.
Ma veniamo adesso alle note dolenti. Ciò che è mancato è una piena armonizzazione tra università e mondo del lavoro. Basta guardare i numeri: secondo l'indagine AlmaLaurea 2007 effettuata su 45 università italiane oltre il 63% degli studenti, terminati i tre anni, decide di iscriversi alla laurea specialistica. Solo così, infatti, può accedere a tutti gli albi professionali, partecipare ai concorsi pubblici ed essere preso in considerazione da ogni azienda. Tra chi si accontenta della laurea breve, solo il 27,4% trova lavoro, il 10% è disoccupato.
Grandi differenze si registrano poi tra i diversi corsi di laurea. Le aree più critiche? I laureati triennali in geologia che per esercitare hanno bisogno del titolo di secondo livello. Gli psicologi, che senza la specialistica non possono iscriversi all'albo. I laureati in lettere, che senza il biennio non possono insegnare. Gli ingegneri, anche se per loro è previsto un albo differenziato tra lauree brevi e specialistiche. Vi è poi il caso di Medicina, con un boom di "laureati brevi" che lavorano: ben il 94,1%. «Ma attenzione - avverte Andrea Cammelli, docente a Bologna e direttore del consorzio AlmaLaurea - in questo caso parliamo dei laureati nelle professioni sanitarie, diversi dunque dai medici tradizionali: sono per lo più persone con diplomi sanitari già acquisiti e che già lavoravano». Cammelli invita comunque alla cautela, perché «siamo di fronte a un'indagine solo a un anno dalla laurea, per questo non è facile fotografare la vera risposta del mondo del lavoro alle lauree brevi». E poi, «non va dimenticato che la riforma ha aumentato il numero degli studenti regolari e diminuito gli abbandoni, peccato solo che abbia anche drasticamente ridotto le esperienze di studio all'estero».
Facendo quindi un bilancio della situazione se è vero che la riforma ha avuto successo per quanto riguarda la percentuale degli abbandoni e l’abbassamento dell’età dei laureati, lo stesso non si può dire però per l’ingresso nel mondo del lavoro dei neo-dottori. È questo il nodo davvero cruciale. Se non si garantisce una reale integrazione tra università ed aziende del lavoro a cosa serve laurearsi in fretta se poi si deve perdere altro tempo posteggiati in bar, ristoranti o call center nell’attesa che il lavoro per cui si è studiato arrivi? Questo è la vera urgenza a cui una riforma universitaria dovrebbe mettere mano.
Alla fine di queste pagine ancora tanti, troppi, punti interrogativi…e non ci resta che concludere con: ai posteri l’ardua sentenza!
Ma messa da parte questa piccola parentesi circa mezzo milione di studenti italiani hanno affrontato l’ultimo traguardo che li vede allontanarsi dalla scuola dell’obbligo ed avvicinarsi al mondo del lavoro o alla difficile scelta del corso universitario da frequentare negli anni successivi.
La scelta si diceva è difficile, in seguito alla riforma universitaria del 1999, e l’istituzione della formula 3+2 e delle ormai famose lauree brevi si sono moltiplicati i corsi di laurea.
C'è il corso di studio in "Scienze sociali per lo sviluppo e la pace" e quello che specializza nella "schedatura del verde urbano". C'è la laurea che prepara in "Turismo alpino" e quella che educa alla "Teoria delle forme". Ci sono studenti che dovrebbero applicarsi allo studio di "Scienze equine" con tanto di corsi di equitazione in centri convenzionati. E corsi di laurea che promettono di formare in "Tecnologie del fitness".
Ma le lauree brevi hanno portato un effettivo miglioramento rispetto al vecchio sistema universitario? Siamo proprio sicuri che sia questa la strada giusta da seguire per l’Università italiana? È diventato realmente più semplice per i “dottorini” (i laureati dopo 3 anni) entrare da subito nel mondo del lavoro?
Come si vede tante sono le domande a cui bisogna dare una risposta, lo facciamo con l’aiuto dell’indagine 2007 sul profilo occupazionale dei laureati sviluppata da AlmaLaurea, il consorzio che riunisce quasi tutte le università del Paese.
Ripartiamo dunque dalle domande che ci eravamo posti. A nove anni dalla riforma universitaria, la "laurea breve" ha mantenuto le sue promesse?
Alcune, senz’altro: la riforma universitaria, introdotta con il decreto ministeriale 509 del 1999, è entrata a regime nell'anno accademico 2001/02. Cosa prevede? Un corso di laurea triennale, terminato il quale, lo studente può proseguire per altri due anni e ottenere la laurea specialistica. Obiettivo della riforma abbassare l'età dei laureati (28/30 anni, rispetto a una media Ue di 21), limitare i fuori-corso e porre un freno all'abbandono anticipato degli studi.
Obiettivo in gran parte centrato. Nell'anno accademico 2007/2008 gli iscritti ai corsi di laurea triennale sono stati un milione e 137mila: un dato pressoché stabile nel corso degli anni. Gli studenti sono in maggioranza donne (622mila), concentrati per lo più nel Nord Italia (circa 440mila studenti). Sono diminuiti poi coloro che abbandonano gli studi, tra il primo e il secondo anno lo ha fatto il 12,6% nel 2006/07 (erano oltre il 20% nell'anno accademico 2004/05). E ancora: oltre uno studente su tre (il 34,8%) si laurea regolarmente, mentre il 40,6% si laurea con solo un anno di ritardo. Anche qui la laurea breve sembra aver davvero funzionato, se si pensa che prima della riforma del '99 gli studenti in regola con i corsi erano meno del 10%.
Ma veniamo adesso alle note dolenti. Ciò che è mancato è una piena armonizzazione tra università e mondo del lavoro. Basta guardare i numeri: secondo l'indagine AlmaLaurea 2007 effettuata su 45 università italiane oltre il 63% degli studenti, terminati i tre anni, decide di iscriversi alla laurea specialistica. Solo così, infatti, può accedere a tutti gli albi professionali, partecipare ai concorsi pubblici ed essere preso in considerazione da ogni azienda. Tra chi si accontenta della laurea breve, solo il 27,4% trova lavoro, il 10% è disoccupato.
Grandi differenze si registrano poi tra i diversi corsi di laurea. Le aree più critiche? I laureati triennali in geologia che per esercitare hanno bisogno del titolo di secondo livello. Gli psicologi, che senza la specialistica non possono iscriversi all'albo. I laureati in lettere, che senza il biennio non possono insegnare. Gli ingegneri, anche se per loro è previsto un albo differenziato tra lauree brevi e specialistiche. Vi è poi il caso di Medicina, con un boom di "laureati brevi" che lavorano: ben il 94,1%. «Ma attenzione - avverte Andrea Cammelli, docente a Bologna e direttore del consorzio AlmaLaurea - in questo caso parliamo dei laureati nelle professioni sanitarie, diversi dunque dai medici tradizionali: sono per lo più persone con diplomi sanitari già acquisiti e che già lavoravano». Cammelli invita comunque alla cautela, perché «siamo di fronte a un'indagine solo a un anno dalla laurea, per questo non è facile fotografare la vera risposta del mondo del lavoro alle lauree brevi». E poi, «non va dimenticato che la riforma ha aumentato il numero degli studenti regolari e diminuito gli abbandoni, peccato solo che abbia anche drasticamente ridotto le esperienze di studio all'estero».
Facendo quindi un bilancio della situazione se è vero che la riforma ha avuto successo per quanto riguarda la percentuale degli abbandoni e l’abbassamento dell’età dei laureati, lo stesso non si può dire però per l’ingresso nel mondo del lavoro dei neo-dottori. È questo il nodo davvero cruciale. Se non si garantisce una reale integrazione tra università ed aziende del lavoro a cosa serve laurearsi in fretta se poi si deve perdere altro tempo posteggiati in bar, ristoranti o call center nell’attesa che il lavoro per cui si è studiato arrivi? Questo è la vera urgenza a cui una riforma universitaria dovrebbe mettere mano.
Alla fine di queste pagine ancora tanti, troppi, punti interrogativi…e non ci resta che concludere con: ai posteri l’ardua sentenza!
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sabato 21 giugno 2008
Fenomeno immigrazione: a Perugia si è scelto il dialogo e la partecipazione
Grande attenzione viene data da qualche tempo in Italia al fenomeno dell’immigrazione di persone provenienti dai paesi extra-europei. Le cronache di tutti i giorni ci parlano di stranieri che delinquono, che sono invischiati in traffici poco leciti, si è venuta a creare una sorta di psicosi collettiva che di certo non aiuta a migliorare la situazione.
Sembra quasi che tutti gli stranieri presenti sul territorio italiano siano persone che vengano “da noi” con l’intenzione di creare problemi.
La realtà è che se è sotto gli occhi di tutti che ci sono sacche di criminalità diffusa tra gli stranieri e pur sempre vero che la stragrande maggioranza degli immigrati che hanno scelto l’Italia, per le più svariate ragioni, come patria adottiva lavora e fa sacrifici per riuscire ad integrarsi in un Paese che gli offre la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita a differenza del proprio Paese d’origine.
Mentre il governo centrale, con il cosiddetto pacchetto sicurezza, sta cercando di mettere mano ad una questione che è avvertita, oggi, come di massima importanza, a Perugia da qualche anno si è imboccata la strada dell’integrazione degli immigrati per mezzo del coinvolgimento e la partecipazione alla vita politico-sociale della città.
Sono circa 80mila gli immigrati regolari che, secondo le stime dell’ultimo Dossier Caritas/Migrantes, vivono in Umbria, quasi il 9 per cento della popolazione totale, il 2,7 per cento in più rispetto al dato nazionale.
Proprio per rispondere alle problematiche che emergono alla luce di questa massiccia presenza di stranieri, da circa un anno e mezzo, il Comune di Perugia, grazie anche all’aiuto della diverse comunità di stranieri presenti sul territorio, ha istituito la “Consulta cittadina per la rappresentanza delle Comunità straniere”.
La Consulta con sede nel centro storico di Perugia in via Imbriani 2, il cui presidente è il marocchino Mustapha El Azzab, nata il 9 settembre 2006, come si legge nel regolamento della stessa, “ha come finalità l’informazione e il coordinamento delle realtà cittadine attive nel settore; la funzione consultiva in quanto sede privilegiata di confronto tra Comune e società civile; la funzione propositiva in quanto partecipa attivamente alla definizione delle strategie, priorità, obiettivi e strumenti attuativi relativi ai programmi di contenuto multietnico e interculturale dell’intera amministrazione”.
La Consulta è un atto di fiducia nel dialogo, nella convivenza civile e nell’arricchimento delle reciproche esperienze, nella possibilità di una crescita comune, in una realtà come quella perugina che in futuro sarà naturalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto fin ora.
Il passo successivo è stata l’iniziativa, promossa sempre dal Comune, di inserire all’interno del Consiglio Comunale due consiglieri aggiunti, eletti tra la comunità di stranieri residenti nel territorio perugino.
L’ivoriano Gosse Fran Henri e l’ecuadoriano Ortiz Munoz Wilson Anibal, eletti il 13 maggio 2007, lavorano tuttora all’interno del Consiglio Comunale, e nonostante i tanti problemi che hanno dovuto affrontare dal momento del loro insediamento, cercano di far conoscere meglio e di proporre le strategie da adottare in merito alla questione immigrazione.
I due consiglieri proseguono quindi il lavoro fatto fino ad ora con la stretta collaborazione della Consulta i cui membri, con entusiasmo e partecipazione, cercano di portare a compimento le finalità che questa si è prefissa.
Un importante strumento che in questi mesi la Consulta degli stranieri, sta portando a termine è la creazione di un periodico informativo che si basa sull’entusiasmo di tutte quelle donne e quegli uomini che riunendosi in una grande comunità multiculturale sentono l’esigenza di far sentire la propria voce, di aiutare gli immigrati che sono presenti o che arriveranno a Perugia ma, che prende spunto, anche, dall’esigenza di queste persone provenienti dai più disparati Paesi del mondo di farsi conoscere dal cittadino perugino, di stabilire con esso un rapporto di fiducia che finora è spesso mancato. Un giornale che si rivolgerà quindi non solo agli stranieri ma anche ai cittadini italiani per favorire la costruzione di una società fondata sul rispetto e la tolleranza delle diversità in gioco.
La linea seguita fino ad oggi da Perugia sembra quella giusta anche se non sempre o non ancora ha fornito le risposte adatte a tutte le problematiche presenti nel territorio. Ma solo attraverso dialogo e partecipazione alla vita politico-sociale di una comunità si può cercare di coinvolgere i cittadini, siano essi italiani o stranieri in questo non c’è nessuna differenza, alla vita pubblica ed al rispetto della società di cui si fa parte.
Restiamo comunque in attesa dei provvedimenti che il Parlamento attuerà in materia, sperando che le nuove norme riescano a fornire soluzioni valide e reali ad un questione così complessa.
Box informativo
Consulta cittadina per la rappresentanza delle Comunità straniere
Sede: via Imbriani, 2
Presidente: Mustapha El Azzab
Telefono: 075.5735569
E-mail: consultaimmigrazioneperugia@hotmail.it
Link utili
www.immigrazioneinumbria.it
www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione
www.italia.gov.it
www.stranieriinitalia.it
Sembra quasi che tutti gli stranieri presenti sul territorio italiano siano persone che vengano “da noi” con l’intenzione di creare problemi.
La realtà è che se è sotto gli occhi di tutti che ci sono sacche di criminalità diffusa tra gli stranieri e pur sempre vero che la stragrande maggioranza degli immigrati che hanno scelto l’Italia, per le più svariate ragioni, come patria adottiva lavora e fa sacrifici per riuscire ad integrarsi in un Paese che gli offre la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita a differenza del proprio Paese d’origine.
Mentre il governo centrale, con il cosiddetto pacchetto sicurezza, sta cercando di mettere mano ad una questione che è avvertita, oggi, come di massima importanza, a Perugia da qualche anno si è imboccata la strada dell’integrazione degli immigrati per mezzo del coinvolgimento e la partecipazione alla vita politico-sociale della città.
Sono circa 80mila gli immigrati regolari che, secondo le stime dell’ultimo Dossier Caritas/Migrantes, vivono in Umbria, quasi il 9 per cento della popolazione totale, il 2,7 per cento in più rispetto al dato nazionale.
Proprio per rispondere alle problematiche che emergono alla luce di questa massiccia presenza di stranieri, da circa un anno e mezzo, il Comune di Perugia, grazie anche all’aiuto della diverse comunità di stranieri presenti sul territorio, ha istituito la “Consulta cittadina per la rappresentanza delle Comunità straniere”.
La Consulta con sede nel centro storico di Perugia in via Imbriani 2, il cui presidente è il marocchino Mustapha El Azzab, nata il 9 settembre 2006, come si legge nel regolamento della stessa, “ha come finalità l’informazione e il coordinamento delle realtà cittadine attive nel settore; la funzione consultiva in quanto sede privilegiata di confronto tra Comune e società civile; la funzione propositiva in quanto partecipa attivamente alla definizione delle strategie, priorità, obiettivi e strumenti attuativi relativi ai programmi di contenuto multietnico e interculturale dell’intera amministrazione”.
La Consulta è un atto di fiducia nel dialogo, nella convivenza civile e nell’arricchimento delle reciproche esperienze, nella possibilità di una crescita comune, in una realtà come quella perugina che in futuro sarà naturalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto fin ora.
Il passo successivo è stata l’iniziativa, promossa sempre dal Comune, di inserire all’interno del Consiglio Comunale due consiglieri aggiunti, eletti tra la comunità di stranieri residenti nel territorio perugino.
L’ivoriano Gosse Fran Henri e l’ecuadoriano Ortiz Munoz Wilson Anibal, eletti il 13 maggio 2007, lavorano tuttora all’interno del Consiglio Comunale, e nonostante i tanti problemi che hanno dovuto affrontare dal momento del loro insediamento, cercano di far conoscere meglio e di proporre le strategie da adottare in merito alla questione immigrazione.
I due consiglieri proseguono quindi il lavoro fatto fino ad ora con la stretta collaborazione della Consulta i cui membri, con entusiasmo e partecipazione, cercano di portare a compimento le finalità che questa si è prefissa.
Un importante strumento che in questi mesi la Consulta degli stranieri, sta portando a termine è la creazione di un periodico informativo che si basa sull’entusiasmo di tutte quelle donne e quegli uomini che riunendosi in una grande comunità multiculturale sentono l’esigenza di far sentire la propria voce, di aiutare gli immigrati che sono presenti o che arriveranno a Perugia ma, che prende spunto, anche, dall’esigenza di queste persone provenienti dai più disparati Paesi del mondo di farsi conoscere dal cittadino perugino, di stabilire con esso un rapporto di fiducia che finora è spesso mancato. Un giornale che si rivolgerà quindi non solo agli stranieri ma anche ai cittadini italiani per favorire la costruzione di una società fondata sul rispetto e la tolleranza delle diversità in gioco.
La linea seguita fino ad oggi da Perugia sembra quella giusta anche se non sempre o non ancora ha fornito le risposte adatte a tutte le problematiche presenti nel territorio. Ma solo attraverso dialogo e partecipazione alla vita politico-sociale di una comunità si può cercare di coinvolgere i cittadini, siano essi italiani o stranieri in questo non c’è nessuna differenza, alla vita pubblica ed al rispetto della società di cui si fa parte.
Restiamo comunque in attesa dei provvedimenti che il Parlamento attuerà in materia, sperando che le nuove norme riescano a fornire soluzioni valide e reali ad un questione così complessa.
Box informativo
Consulta cittadina per la rappresentanza delle Comunità straniere
Sede: via Imbriani, 2
Presidente: Mustapha El Azzab
Telefono: 075.5735569
E-mail: consultaimmigrazioneperugia@hotmail.it
Link utili
www.immigrazioneinumbria.it
www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/immigrazione
www.italia.gov.it
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venerdì 20 giugno 2008
Tra cielo ed acqua: le emozioni del kitesurf
Li chiamano sport estremi, ma il pericolo è solo una componente calcolata di queste discipline. Si praticano in mare, al lago, sospesi a dieci metri d'altezza o su uno scafo lanciato a velocità. Oppure in montagna, appesi mani e piedi a una parete scoscesa.
Assicurano intense scariche di adrenalina, ma restano accessibili a tutti. Rischi? Per gli appassionati è molto più pericoloso giocare a calcetto. Basta seguire un corso di preparazione e conoscere i propri limiti.
Lo sport del momento è il kitesurf.
Deriva dal windsurf, ma a differenza del primo non utilizza una vela per spostarsi sull'acqua, ma un aquilone, il kite appunto.
Come nel windsurf si cavalca una tavola sullo specchio d’acqua e si riesce a praticarlo anche senza onde.
Nato appena dieci anni fa alle isole Hawaii, pur non raggiungendo ancora in Italia una grande popolarità, ha conosciuto ultimamente uno sviluppo formidabile.
Il kitesurf ti permette di planare sull’acqua, di eseguire manovre in volo o di surfare sulle onde.
Già con pochi nodi di vento (le condizioni minime sono intorno ai 10-12 nodi) si possono fare i primi bordi mentre con venti superiori (fino ai 30 nodi) si possono eseguire dei voli spettacolari.
Naturalmente a seconda dell’intensità del vento variano le dimensioni del kite, più nodi di vento ci sono meno ampio sarà l’aquilone.
Prima di iniziare la pratica è obbligatorio seguire un corso che fornisca tutte le basi per utilizzare con sicurezza questo strumento affascinante.
L'attrezzatura è essenziale: una tavola bi-direzionale lunga circa un metro e mezzo, un aquilone gonfiabile (KITE o ALA), quattro linee di circa 25 metri, una barra (BOMA) che serve a manovrare l’ala ed un TRAPEZIO, fissato all’addome del kitesurfer, che lo aggancia alla stessa ala. Tutta l’attrezzatura occupa lo spazio di uno zaino da campeggio e questa è una bella differenza rispetto al windsurf, disciplina da cui deriva questo nuovo sport.
Con 1500-2000 euro si compra un'attrezzatura di ottimo livello (muta e scarpe comprese), ma almeno per iniziare si può optare per qualcosa di più economico se non addirittura di seconda mano riducendo così la spesa.
A Perugia da circa un anno è possibile praticare questo sport grazie all’iniziativa di alcuni appassionati che hanno creato, a Tuoro sul Trasimeno, la Kite Company, un’associazione sportiva dilettantistica no-profit per la pratica del kitesurf, del wakeboard e del windsurf.
Siamo andati a trovarli nel loro SPOT, il luogo dove si pratica il kitesurf, a Punta Navaccia.
Li abbiamo trovati intendi a scrutare il cielo in attesa del vento buono che gli permettesse di entrare in acqua ed iniziare le manovre che questo sport permette di eseguire.
L’associazione riconosciuta dall’IKO (International Kiteboarding Organization) e dalla UISP (Unione Italiana Sport Per tutti) organizza dei corsi, base o avanzati, per la pratica del kitesurf ma anche del wakeboard e del windsurf. I corsi di kitesurf, ci spiega Enrico Cortona, presidente ed istruttore IKO dell’associazione, vengono fatti su appuntamento, il costo è di 300 euro per una durata di circa otto ore che si articolano tra lezioni teoriche (molta importanza viene data alla sicurezza) e pratiche, con gli istruttori che impartiscono le istruzioni da una barca appoggio che segue lo “studente” in modo da poter correggere immediatamente gli eventuali errori, il tutto tramite il caschetto radio indossato dal kitesurfer.
La disciplina sta riscuotendo sempre più successo, tanti sono i curiosi che si avvicinano al kitesurf, lo scorso anno circa 100 persone hanno voluto provare, al Trasimeno, l’emozione di trovarsi sospesi tra cielo ed acqua, e le previsioni di quest’anno, ci dicono dall’associazione, sono di un incremento del numero di praticanti.
Il lago Trasimeno poi, è la location ideale per questo tipo di sport, nello spot di Punta Navaccia soffiano venti side-shore, tramontana e maestrale, così come lo scirocco e il ponente spostandosi di pochi metri lungo la baia.
Nel caso in cui, invece, non ci sia il vento adatto alle evoluzioni del kitesurf, la mancanza di onde nel lago, permette di optare per wakeboard. Qui il motore delle evoluzioni non è il vento come per il kitesurf, ma uno scafo lanciato a velocità che ti trascina lungo lo specchio d’acqua e ti permette di surfare e di saltare sul pelo dell’acqua a “bordo” di una tavola.
Tra i membri dell’associazione c’è poi chi, come Gianluca Merla, si è tolto la soddisfazione di conquistare il terzo posto nella seconda edizione della C&C Campus e Contest di Torre Guaceto (Brindisi) organizzata nei primi di giugno, nella gara di speed per kitesurf raggiungendo 17.9 nodi di velocità.
Non serve un fisico allenato e non ci sono limiti d' età, insomma ora che la bella stagione è finalmente arrivata quale migliore occasione per provare anche noi le emozioni del kitesurf, sport che offre sicuramente una buona dose di adrenalina ma che, tra terra, cielo ed acqua ti permette anche di stare a contatto con la natura.
Box informativo
Per la scuola di kitesurf di Tuoro sul Trasimeno
www.kitecompany.it
www.scuolakitesurf.it
info@kitecompany.it
Telefoni: 347.3720416 - 346.7982249 - 334.9794208
Link utili
www.kitesurfing.it
www.surftribe.it/kitesurf
www.ikorg.com
www.uisp.it
Assicurano intense scariche di adrenalina, ma restano accessibili a tutti. Rischi? Per gli appassionati è molto più pericoloso giocare a calcetto. Basta seguire un corso di preparazione e conoscere i propri limiti.
Lo sport del momento è il kitesurf.
Deriva dal windsurf, ma a differenza del primo non utilizza una vela per spostarsi sull'acqua, ma un aquilone, il kite appunto.
Come nel windsurf si cavalca una tavola sullo specchio d’acqua e si riesce a praticarlo anche senza onde.
Nato appena dieci anni fa alle isole Hawaii, pur non raggiungendo ancora in Italia una grande popolarità, ha conosciuto ultimamente uno sviluppo formidabile.
Il kitesurf ti permette di planare sull’acqua, di eseguire manovre in volo o di surfare sulle onde.
Già con pochi nodi di vento (le condizioni minime sono intorno ai 10-12 nodi) si possono fare i primi bordi mentre con venti superiori (fino ai 30 nodi) si possono eseguire dei voli spettacolari.
Naturalmente a seconda dell’intensità del vento variano le dimensioni del kite, più nodi di vento ci sono meno ampio sarà l’aquilone.
Prima di iniziare la pratica è obbligatorio seguire un corso che fornisca tutte le basi per utilizzare con sicurezza questo strumento affascinante.
L'attrezzatura è essenziale: una tavola bi-direzionale lunga circa un metro e mezzo, un aquilone gonfiabile (KITE o ALA), quattro linee di circa 25 metri, una barra (BOMA) che serve a manovrare l’ala ed un TRAPEZIO, fissato all’addome del kitesurfer, che lo aggancia alla stessa ala. Tutta l’attrezzatura occupa lo spazio di uno zaino da campeggio e questa è una bella differenza rispetto al windsurf, disciplina da cui deriva questo nuovo sport.
Con 1500-2000 euro si compra un'attrezzatura di ottimo livello (muta e scarpe comprese), ma almeno per iniziare si può optare per qualcosa di più economico se non addirittura di seconda mano riducendo così la spesa.
A Perugia da circa un anno è possibile praticare questo sport grazie all’iniziativa di alcuni appassionati che hanno creato, a Tuoro sul Trasimeno, la Kite Company, un’associazione sportiva dilettantistica no-profit per la pratica del kitesurf, del wakeboard e del windsurf.
Siamo andati a trovarli nel loro SPOT, il luogo dove si pratica il kitesurf, a Punta Navaccia.
Li abbiamo trovati intendi a scrutare il cielo in attesa del vento buono che gli permettesse di entrare in acqua ed iniziare le manovre che questo sport permette di eseguire.
L’associazione riconosciuta dall’IKO (International Kiteboarding Organization) e dalla UISP (Unione Italiana Sport Per tutti) organizza dei corsi, base o avanzati, per la pratica del kitesurf ma anche del wakeboard e del windsurf. I corsi di kitesurf, ci spiega Enrico Cortona, presidente ed istruttore IKO dell’associazione, vengono fatti su appuntamento, il costo è di 300 euro per una durata di circa otto ore che si articolano tra lezioni teoriche (molta importanza viene data alla sicurezza) e pratiche, con gli istruttori che impartiscono le istruzioni da una barca appoggio che segue lo “studente” in modo da poter correggere immediatamente gli eventuali errori, il tutto tramite il caschetto radio indossato dal kitesurfer.
La disciplina sta riscuotendo sempre più successo, tanti sono i curiosi che si avvicinano al kitesurf, lo scorso anno circa 100 persone hanno voluto provare, al Trasimeno, l’emozione di trovarsi sospesi tra cielo ed acqua, e le previsioni di quest’anno, ci dicono dall’associazione, sono di un incremento del numero di praticanti.
Il lago Trasimeno poi, è la location ideale per questo tipo di sport, nello spot di Punta Navaccia soffiano venti side-shore, tramontana e maestrale, così come lo scirocco e il ponente spostandosi di pochi metri lungo la baia.
Nel caso in cui, invece, non ci sia il vento adatto alle evoluzioni del kitesurf, la mancanza di onde nel lago, permette di optare per wakeboard. Qui il motore delle evoluzioni non è il vento come per il kitesurf, ma uno scafo lanciato a velocità che ti trascina lungo lo specchio d’acqua e ti permette di surfare e di saltare sul pelo dell’acqua a “bordo” di una tavola.
Tra i membri dell’associazione c’è poi chi, come Gianluca Merla, si è tolto la soddisfazione di conquistare il terzo posto nella seconda edizione della C&C Campus e Contest di Torre Guaceto (Brindisi) organizzata nei primi di giugno, nella gara di speed per kitesurf raggiungendo 17.9 nodi di velocità.
Non serve un fisico allenato e non ci sono limiti d' età, insomma ora che la bella stagione è finalmente arrivata quale migliore occasione per provare anche noi le emozioni del kitesurf, sport che offre sicuramente una buona dose di adrenalina ma che, tra terra, cielo ed acqua ti permette anche di stare a contatto con la natura.
Box informativo
Per la scuola di kitesurf di Tuoro sul Trasimeno
www.kitecompany.it
www.scuolakitesurf.it
info@kitecompany.it
Telefoni: 347.3720416 - 346.7982249 - 334.9794208
Link utili
www.kitesurfing.it
www.surftribe.it/kitesurf
www.ikorg.com
www.uisp.it
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